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Dall’azienda di materassi di famiglia all’insegnamento del buon riposo. Tra i clienti del padovano Loris Bonamassa campioni di ciclismo, rugby e basket ma anche manager: «Mio padre poteva morire, ho scritto allora il primo libro»

 

«Il mio protocollo per riposare bene»

Loris Bonamassa, lo “sleep advisor” che insegna come dormire ai calciatori di serie A: «Il mio protocollo per riposare bene»

Il Real Madrid ha speso 55mila euro per ogni calciatore per garantire una buona dormita prima delle partite

 

IL GAZZETTINO

NORDEST > PADOVA Lunedì 30 Settembre 2024 di Edoardo Pittalis

 

SANTA MARIA DI SALA – Insegna come dormire ai giocatori di squadre di calcio di serie A, impegnate anche in Europa. A campioni del pedale, del rugby, del basket, dell’atletica. A dirigenti di banche e di grandi aziende. Spiega che il sonno deve essere “di qualità e di giusta quantità” ed è dormire bene che fa la differenza sul podio. Se occorre, con la fabbrica di famiglia, fornisce il “sistema-letto”, cuscino e materasso compresi. L’ex capitano australiano del Benetton Rugby ha pubblicato un post sui social abbracciato al suo materasso che si è portato a casa. Che il problema del sonno degli atleti sia importante lo dimostra il Real Madrid: ha speso 55mila euro per ogni calciatore per garantire una buona dormita prima delle partite.

Loris Bonamassa, padovano; 54 anni, un figlio che lavora a Londra, laurea in Economia aziendale a Ca’ Foscari, un paio di master, di mestiere fa lo “sleep advisor”, ha scritto un libro intitolato “lo sono l’uomo del sonno”. Ha trasformato l’azienda dei genitori da produzione di massa a produzione di qualità. La “Dormiflex” di Santa Maria di Sala ha 120 dipendenti, fattura 10 milioni di euro e produce ogni anno oltre 100 mila sistemi-letto. Esporta in Europa, in Malesia, a Singapore e Dubai e anche in Ghana, dove sta per aprire uno stabilimento. Adesso al vertice c’è una donna della famiglia, Lisa Insole. A costruire il piccolo impero dei materassi 1’11 ottobre di 60 anni fa (è già pronta la festa) sono stati Giorgio e Maria Bonamassa, due emigranti venuti al Nord da un piccolo paesino calabrese.

Come è incominciata l’avventura dei Bonamassa?

«Mio padre e mia madre sono partiti da Oriolo in provincia di Cosenza con quello che chiamavano il “treno del sole”, prima hanno lavorato come operai a Milano alla Bassetti, poi si sono trasferiti a Capriccio di Vigonza in una piccola azienda di materassi. Quando i titolari volevano chiudere; loro l’hanno acquistata con tutti i risparmi che avevano e con un monte di cambiali. È nata la “Bonamassa materassi a molle” e, quando andava di moda aggiungere “flex”, l’hanno trasformata in Dormiflex e si sono trasferiti nei nuovi capannoni a Santa Maria di Sala. Questo era allora il distretto del materasso più importante d’Italia; il materasso a molle ortopedico è nato nel Miranese. C’erano industrie eccellenti, dalla Maretto alla Gesuato».

Il materasso a molle ha cancellato il vecchio di lana e di crine?

«C’era la Pirelli che aveva come testimoniai Adriano Celentano “il supermolleggiato”. Si vendeva tantissimo e dopo anni di grande esportazione è arrivata un’altra rivoluzione: il lattice che ha modificato il concetto di materasso. Il lattice segue la schiena, non è duro come l’ortopedico, è come mettere vicine migliaia di molle, più molle metti più tiene conto di tutte le forme del corpo. Una rivoluzione che è durata fino agli anni Novanta, poi è stata la Nasa a cambiare ogni cosa: per i viaggi spaziali bisognava garantire agli astronauti la possibilità di dormire e non legati al letto. Un’azienda americana s’inventa il materasso col poliuretano, la gomma piuma. Il poliuretano ha memoria, invece di respingere accoglie e diventa antidecubito. È la nuova stagione dei materassi schiumati e noi ci adeguiamo alle nuove tecnologie e cresciamo tanto che mio padre nel 2001 apre uno stabilimento in Calabria. Uno dei grossi problemi di chi produce materassi è il trasporto: in un camion a rimorchio ce ne stanno poche centinaia! Con una fabbrica al Sud è più semplice rifornire mezza Italia. Per mio padre era anche un modo di riportare benessere da dove era partito con la terza elementare e la valigia di cartone; del suo paese è anche diventato sindaco. Eravamo una gestione familiare in una realtà industriale. Da quel momento mamma Maria ha preso in mano le redini della fabbrica veneta, la chiamano la fabbrica della Maria».

Come è stato il rapporto con il padre?

«Lui è sempre stato un uomo di pochissime parole, se tace acconsente, altrimenti ti dice di no. Ha lavorato tutti i giorni della sua vita, invece di dire cosa fare lo faceva. Non riposava mai, a casa nostra c’era sempre qualcuno, un fornitore, un rappresentante. Era convinto che da emigrante che amava il lavoro fosse arrivato nel posto giusto. Dopo la laurea mi ero spostato in Austria per occuparmi delle esportazioni in Europa, quando nel 2015 mio padre mi richiama in azienda perché ha scoperto di avere un tumore all’esofago. Sopravvive dopo un intervento di dieci ore, vado a trovarlo, non può parlare, mi fa un segno di croce con le mani come se fosse tutto finito. Mi chiedo a quel punto, davanti a mio padre che poteva morire, se il lavoro vuol dire rimetterci la vita. Mio padre dormiva poco e male, anche io dormivo poco e così incomincio a pensare a qualcosa che facesse dormire meglio per vivere meglio. Si muore nel migliore dei casi di vecchiaia. Ho scritto allora il primo libro».

È stato allora che è maturato il suo interesse per il sonno?

«Studio, frequento corsi e master, frequento esperti e scienziati. In Gran Bretagna l’allenatore sir Alex Ferguson aveva già protocolli del sonno per i calciatori. Parlo  del sonno di qualità e di giusta qualità, incontro i giocatori dell’Udinese, del Benetton Rugby, dell’Umana Reyer, atleti, sportivi. Un atleta deve dormire almeno

7 ore filate, fisicamente e mentalmente. Passiamo un terzo della vita dormendo e il resto spesso è influenzato da come si è dormito. Così dal 2016 incomincia a separarsi la mia carriera dalla Dormiflex, in questi otto anni ho scritto libri, tenuto corsie convegni, ho un master in coaching ad alte prestazioni, sono membro della World Sleep Society, ho fondato una Academy, insegno perle società sportive, le grandi società, banche importanti. L’azienda di famiglia continua la sua attività e lo fa nel mondo medicale, sportivo, negli alberghi. Ci siamo riposizionati e oggi siamo il primo produttore di sistemi letto funzionali al sonno-salute-longevità. Continuo a occuparmi del marketing commerciale»

In che cosa consiste il suo protocollo sul sonno?

«in cinque aree di lavoro: 1) la conoscenza delsonno;2) l’analisi oggettiva, cioè la carta d’identità della persona; 3) l’analisi soggettiva, le abitudini, lo stile di vita;4) il sistema-letto, non si tratta di un materasso ma di tante cose funzionali a migliorare la qualità del sonno; 5) il “santuario” del recupero la camera da letto, l’ambiente. Tutto questo s’intreccia con tre mondi quello medicale sanitario che vuole guarire l’allettato; il mondo dello sport professionistico; il mondo delle persone comuni, dalle aziende alle risorse umane».

E lo sport?

«Jannik Sinner per giocare bene deve poter dormire, girando il mondo, esattamente come dorme nella sua casa di Montecarlo, con protocolli di allenamento al sonno. Il ciclista del Giro d’Italia, ne seguo sette, a ogni tappa cambia camera, letto nuovo, albergo nuovo, rumori nuovi. Ha bisogno della standardizzazione del sonno. Sono consulente dell’Issa, che è la scuola leader nel mondo nella certificazione del settore fitness, seguiamo squadre di calcio di serie A e di serie B.A Bergamo, la culla dell’Atalanta, ho la docenza sul riposo»

E le aziende?

«Dopo il Covid i ragazzi non sono più disposti a sacrificare la propria vita per l’azienda a meno che l’azienda non si occupi di loro. La fabbrica, qualsiasi fabbrica, non può toglierti il sonno. Se non dormi lavori male. Per la Banca Generali si lavora a tutti i livelli per raggiungere l’equilibrio giusto tra giorno e notte, tra persona, lavoro e famiglia “Sonno e patrimonio” il titolo del corso».

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