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SLEEP ECONONOMY

Sleep economydi Ivan Granolla

Dalle équipe del sonno alle esperienze benessere personalizzate, cresce la consapevolezza attorno al riposo.

E l’industria dell’ospitalità si muove

PACCHETTI DETOX,

ESPERIENZE RIGENERATIVE,

CAMERE OTTIMIZZATE,

PRATICHE OLISTICHE, RITIRI

MEDICI: GLI HOTEL

STANNO ENTRANDO

NELLA SLEEP ECONOMY

Una persona su tre dorme meno di sei ore a notte. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato la privazione di sonno una delle maggiori minacce alla salute globale, mentre i Centers for Disease Control and Prevention parlanoapertamente di “epidemia del sonno”. In Italia si stima che oltre venti milioni di persone (una su tre) soffrano di disturbi legati al sonno: insonnia, risvegli frequenti, apnee notturne, sindrome delle gambe senza riposo. Eppure, il problema rimane sottovalutato, spesso ignorato. “Abbiamo perso circa fino a un’ora e mezza di sonno al giorno rispetto alla media ottimale”, spiega Marco Caglieris, fondatore di Sonnomedica, Centro di Medicina del Sonno a Milano. “Questo vale per tutto l’Occidente e tutto è iniziato con l’invenzione della luce elettrica. Ma il tema è anche sociale: il sonno non produce ricchezza diretta, dunque nessuno ci invita a dormire. Il tempo del riposo viene sistematicamente sacrificato per aumentare le ore di lavoro, di hobby, di sport, di intrattenimento”. Negli Stati Uniti è nata una vera e propria industria, con fondi di investimento dedicati, marchi specializzati, startup, e persino boutique hotel interamente progettati per favorire il riposo. Il mercato globale della sleep economy supera oggi i 550 miliardi di dollari l’anno e include cliniche, integratori, dispositivi wearable, arredi, app, formazione e consulenza. Anche il settore hospitality ha iniziato a muoversi con offerte sempre più mirate: pacchetti detox, esperienze di rigenerazione, camere ottimizzate, trattamenti ispirati a pratiche olistiche, ritiri a metà tra il medico e lo spirituale. Non si tratta più soltanto di “dormire bene”, ma di costruire un’esperienza del sonno. Eppure, manca ancora un dato di partenza essenziale: non esiste un modo per valutare – o scegliere – un hotel in base alla qualità del sonno che offre. «È paradossale. Se voglio sapere se c’è una piscina, un ristorante stellato, una terrazza panoramica in un hotel, ho tutte le informazioni. Ma se voglio capire come vi si dorma, non ho strumenti per saperlo», osserva Caglieris. E le camere, troppo spesso, non sono pensate per il riposo. «Temperatura sbagliata, aria condizionata rumorosa, frigobar che disturbano il silenzio, tende non oscuranti. La luce blu dei led, ad esempio, inibisce la melatonina e ostacola l’addormentamento. Tutto questo dovrebbe cambiare». Per alcune categorie professionali – atleti, piloti, dirigenti in trasferta – il buon sonno non è un lusso: è una condizione necessaria per performare. Ma la consapevolezza è ancora troppo bassa, anche in ambito medico: «Il tema è recente. Ci sono oltre ottanta disturbi riconosciuti, ma in Italia i centri dedicati sono ancora pochi rispetto alla domanda, in crescita». Ne abbiamo parlato anche con Loris Bonamassa, dottore e docente specializzato, attivo anche nel mondo sanitario e sportivo.

 

Un tema culturale e progettuale

LORIS BONAMASSA

SLEEP EXPERT, DOTTORE E DOCENTE SPECIALIZZATO

Quanto siamo consapevoli dell’importanza del sonno?

Pochissimo. Abbiamo una cultura sbilanciata sul giorno e del tutto inconsapevole della notte. Tutti hanno un’agenda diurna, ma nessuno ha un programma di riposo: il sonno semplicemente occupa le ore in avanzo. Quando incontro le persone e domando chi russa, chi si sveglia stanco, chi dorme poco dal lunedì al venerdì, le mani si alzano sempre. Eppure la risposta al problema, oggi, è quasi solo farmacologica o affidata a consigli generici, non fondati su reali basi scientifiche. Dormire poco significa non solo invecchiare prima, ma compromettere le funzioni cognitive. Si impedisce al corpo di fare pruning, dunque non si rielaborano emozioni e ricordi: si diventa irritabili, si dimenticano le cose, si sbaglia. Sul lungo termine, si entra in una traiettoria di rischio per malattie neurodegenerative. Stimolata dall’incremento di alcuni problemi evidenti – come i colpi di sonno in strada o gli incidenti sul lavoro – la situazione sta cambiando, ma c’è ancora molto da fare.

E soprattutto è importante dire questo: chi ha una corretta cultura, consapevolezza e gestione del sonno, non solo riduce l’incidenza di situazioni negative, ma aumenta le performance, la salute e le proprie possibilità di successo. È il caso di dirlo: chi più dorme, più pesci piglia.

 

IN ITALIA, UNA PERSONA SU TRE SOFFRE

DI DISTURBI LEGATI AL SONNO E SPESSO

NON NE È AL CORRENTE. IN CAMERA I PROBLEMI

SONO MOLTEPLICI: RUMORE, CORRENTI

ELETTROSTATICHE ED ELETTROMAGNETICHE,

ILLUMINAZIONE, TEMPERATURA, UMIDITÀ.

IL SONNO È UN TEMA PROGETTUALE

 

In questo scenario, cosa può fare un hotel?

Gli hotel possono avere un ruolo chiave. Ma serve un cambio culturale. Finora, l’approccio è stato accessorio: aromaterapia, trattamenti rilassanti, magari un menu cuscini. Se vogliamo davvero entrare nella sleep economy, dobbiamo fare informazione, offrire strumenti, formare il personale, proporre consulenze, sensibilizzare, introdurre il tema nella strategia di vendita e di marketing, compatibilmente alle proprie possibilità. Un hotel può diventare un luogo di rigenerazione vera, se sposta l’attenzione dalla spa al letto. Non basta la campana tibetana. Serve un programma, una visione, un metodo. Questo non significa che si debbano necessariamente integrare servizi medical o laboratori d’analisi, ma semplicemente gli hotel dovrebbero vendere anche – o soprattutto – letti per persone che hanno bisogno di dormire bene. Non più solo generici “letti per dormire”.

Parliamo di room setup. In quale modo la camera e le attrezzature influiscono realmente sulla qualità del sonno?

Se il 50% della soluzione al problema risiede nella consapevolezza e nell’educazione al sonno delle persone, l’altro 50% lo attribuisco all’ambiente. La camera è il santuario della rigenerazione cellulare. Se vuoi dormire bene, devi partire dal sistema letto: materasso, cuscino, biancheria, temperatura, umidità. Oggi abbiamo materiali straordinari, anche grazie alla ricerca su ergonomia, termoregolazione e neuroscienza. Ma ancora troppo spesso le stanze d’hotel sono rumorose, con sistemi non oscuranti, correnti elettrostatiche ed elettromagnetiche. Per non parlare dell’illuminazione, tra i principali inibitori di melatonina: dalla luce rossa del televisore al lampeggiante dell’impianto antincendio, fino alla luce azzurra dei comandi di ventilazione. Il sonno è anche fuori dal letto: è progettazione, non solo arredo. I colori tenui riducono il bombardamento al cervello, già provato dalla giornata; i dati riferiscono che dormire in una camera in legno di cirmolo riduce la frequenza cardiaca e aumenta il relax… ma gli esempi che potrei fare sono ancora molti. Cosa potrebbe cambiare le cose? Introdurre finalmente un bed rating: a parte la colazione, la posizione in città, la pulizia, servirebbe una valutazione oggettiva e trasparente della qualità del riposo in una struttura e della corretta progettazione della camera in questo senso. Sarebbe una rivoluzione.

 

Rivista GUEST

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